miércoles, febrero 22, 2006

Metamorfosi inquietante

E' in corso un processo preoccupante. Minaccia di acquistare dimensioni globali. Viene dai deserti, ma ha radici profonde e antiche. Il gelido spirito del nord ha soffiato sulla sabbia per secoli e secoli, un millennio e poi un'altro... finché è riuscito a sollevare una tempesta di sabbia che acquista proporzioni gigantesche nei deserti del mondo e sta cominciando a riversarsi sulle nostre teste. Ma per il momento solo minaccia da lontano, se facciamo bene attenzione.
Condizione necessaria -ma tuttora inesistente- per capire il fenomeno attuale sarebbe quella di andare indietro e scavare nel passato. Fare un pò di archeologia non sarà mai tempo perso. E' nel passato che affondano le radici del presente; senza fare i conti con il passato il futuro non può esistere.
Un semplice schizzo: ci fu un popolo, uno in particolare, che scoprì l'orgoglio di essere piccolo confrontandosi con tutti gli altri popoli più grandi, più numerosi e potenti, forte nella convinzione sulla superiorità del loro dio. Di questo orgoglio ne fece una religione monolitica, assoluta e intransigente. Giunse alla fase di massimo splendore e prestigio tra i paesi vicini all'epoca di Salomone. Ma quel periodo di gloria non durò a lungo e conobbe una prima, tragica sconfitta, e le conseguenze le dovette scontare tutte nell'esilio babilonese.
Da quel momento in poi l'orgoglio cambiò natura diventando odio e spirito di rivincita. L'odio e la vendetta combinate insieme fornirono a quel popolo minuscolo una grande energia e la certezza di avere a disposizione un potentissimo combustibile e una fonte di energia inesauribile che li rendeva invincibili. Da quel momento in poi i membri di quel popolo si potevano permettere di giudicare e condannare tutti gli altri popoli. Per loro vi era soltanto un popolo vero, l'unico giustificato e giustificabile, il solo legittimato ad esistere: tutti gli altri erano "le nazioni disperse", "gli abitanti delle isole", "mandrie di cani" e "stormi di uccelli selvatici".
Ma qualcosa d'imprevvisto accadde. Da quel popolo nacque un'uomo che volle trasformare l'odio in amore e la vendetta in perdono -così diceva e così faceva trasmutando l'acqua in vino- e tutto cominciò a cambiare con lui e grazie a lui. E' vero che in quell'uomo non furono in molti a credere, perché troppo esigente e impegnativo accettare la sua proposta di abbandonare la sicurezza e la saldezza della religione per assumere il rischio e l'incertezza della fede, e in lui poi. Ma a lungo andare bastarono quei pochi amici suoi per cambiare la dinamica delle cose. Da allora in poi tutto poteva essere diverso. E in parte cominciò ad esserlo. Neanche un'impero come quello Romano riuscì a sconfiggere quelle minoranze e quei gruppi di uomini dispersi e insignificanti, spinti da una forza nuova da loro chiamata amore. Anzi, furono proprio quei gruppi a vedere il crollo, in primo luogo di quel piccolo regno e del suo tempio -da cui si erano staccati a fatica i nuovi protagonisti della storia- e poi la rovina del grande impero dei conquistatori di Roma.
Le minoranze perseguitate e sottomesse dalla potentissima Roma e dal suo impero, dopo il crollo della medesima, si lasciarono ingannare proprio dallo spirito che aveva sostenuto i suoi persecutori, cioè la paura, l'ambizione, il denaro e il potere. Caddero nella trappola e credettero più nella verità del potere che non nel potere della verità. Sposarono l'ideologia dei signori, dei dominatori e dei potenti e dimenticarono la condizione di schiavi da cui provare a liberarsi acquistando dignità. E dall'amore alla libertà passarono a vivere in perfetta sudditanza sotto il timore dell'obbedieza; da protagonisti della storia passarono ad essere vittime di un nuovo potere divinizzato, ad esso docilmente sottomessi; si lasciarono addomesticare dalle lusinghe dei dominatori e dalle false promesse del nuovo impero ricostituito.
L'era del potere divino, esercitato sui fedeli e imposto agli uomini dai sacri imperatori cristiani, doveva durare parecchi secoli. In pratica, fino ai giorni nostri.
Da qui è nata la situazione paradossale che viviamo in questi tempi: altri popoli hanno preso in prestito l'odio e hanno imparato a gestirlo in modo sistematico e scientifico per uccidere e non soltanto sottomettere gli altri, per ridurre allo sterminio e non soltanto conquistare sempre nuovi territori.
La divinizzazione del potere e le religioni della guerra (passando da i greci ai latini, poi ai popoli ariani, fino agli anglo-germanici-americani alla fine) divinità tutte che hanno propiziato la nascita e dato ampio spazio alla guerra santa e al sacro fanatismo della più giovane tra le religioni che gli uomini hanno inventato finora.
Cosa possiamo attendere in seguito? E' ancora possibile disinnescare la miccia della bomba apocalittica che minaccia di esplodere in questo mondo globale?
Per la verità non resta molto tempo né margine per poter reagire.
Chi volesse eventualmente soppravvivere deve prendere quanto prima una decisione: o continuare a sostenere e giustificare l'impresa della guerra o cominciare a coltivare il piccolo albero della pace. Quella miete vittime e moltiplica i cadaveri sui campi di battaglia; questa produce piante e frutti che sostengono la vita.
C'è una grossa difficoltà però. L'ingordigia e l'avidità hanno causato nei paesi "civili" e "sviluppati" una pericolosa indigestione; la voracità dei congegni industriali, adoperati dai mostri delle multinazionali per sfruttare le risorse naturali fino all'esaurimento irreversibile, non conosce limiti e condanna all'estinzione l'intero pianeta. Se la macchina industriale continuerà a divorare le risorse vitali dell'intero pianeta, lasciandosi dietro a sé i detriti fecali in forma di mattoni e prodotti contaminanti e inquinati, la vita non duerà molto sul bel pianeta che un tempo era blu e che ora sta diventando sempre più giallo, rosso, scarno e sabbioso.
Prima o poi bisognerà procedere ad un lavaggio gastrico: i paesi opulenti dovranno vomitare quanto hanno inghiottito di troppo se vogliono evitare una totale congestione.
O vomitare quanto si è tranguggiato in eccesso o esplodere accanto a qualche kamikaze travestito d'invitato al banchetto degli incoscenti gaudenti. Di casi del genere se ne sono già registrati nei ristoranti di lusso, negli hotel, nelle discoteche...
Siamo d'avvero sicuri di poter attribuire esclusivamente a "loro" e soltanto a loro tutta la responsabilità? Pensiamoci bene prima di rispondere!

martes, febrero 07, 2006

Il ritorno dei dispersi

Il processo è quasi impercettibile ancora, ma è già in atto.
La domenica (5 febbraio 2006) qualcosa di nuovo è accaduto. Ci sono stati dei movimenti e degli spostamenti di persone che io trovo molto interessanti. Mi è sembrato di scorgere un movimento simile a quelli che preannunziano eventi di portata più vasta. Un preavviso di terremoto o semplicemente un riassestamento?
Il movimento di riavvicinamento e di riaggruppamento tra persone cariche di esperienze diversificate, recanti frammentarie vicende personali, con i cocci di passate delusioni tra le mani ma desiderosi di trovare nuovi spazi di vita, è avvenuto senza chiasso e senza annunci previ.
Magari fossi questo l'inizio del ritorno dei dispersi. O meglio ancora l'avvio di un nuovo esodo. In ogni modo è incoraggiante che qualcosa si stia muovendo. Ciò potrebbe voler dire che la speranza e la promessa di tempi migliori hanno cominciato a invadere quello spazio finora occupato dal pesimismo e dai supposti fallimenti.

Extremeno Romano